Ridurre i traumi cerebrali? Facciamo come i picchi

L’anno scorso a Codemotion Milano abbiamo raccontato di come la tecnologia wearable possa aiutare a prevenire i traumi cerebrali negli sport di contatto e a ottimizzare le prestazioni degli atleti. Nel nostro talk avevamo esaminato sistemi che raccolgono dati e li trasmettono a bordo campo, permettendo di prendere decisioni informate di diverso tipo, ad esempio sostituire un giocatore che sia stato colpito troppo duramente.

Bian O'Driscoll
Brian O’Driscoll, dopo essersi stampato contro il neozelandese Retallick, che cerca, per fortuna senza successo, di convincere il dottor Falvey a farlo rientrare (fonte: Daily Mail)

C’è chi ha fatto un passo in più e si è mosso per intervenire attivamente, analizzando la fisiologia di diversi uccelli, a partire dal picchio che colpisce ripetutamente i tronchi degli alberi, fino a tutti quelli che si tuffano in acqua di testa a velocità elevatissime per pescare.

La soluzione tradizionale, specialmente nel football americano, è rappresentata dall’uso del casco. Un passaggio in più parte dal presupposto che il nostro cervello ha già un casco, che è il cranio… e quindi ci si è mossi in una direzione diversa (ma se giocassi a football il casco lo terrei comunque!).

I risultati sembrano arrivare… in un modo piuttosto inaspettato, ma apparentemente funzionante:

Still, what began years ago as one man’s obsession with woodpeckers may soon yield a commercial product that protects your brain by gently squeezing your neck. Q30 Innovations, and another company, Performance Sports Group, are trying to gain FDA approval to sell the collar as a medical device. Smith, who’s 57 and owns a patent for the collar, is about to leave medicine to focus on a line of research that began with an obsessive foray into woodpecker physiology. “I really feared for the future of football,” he said. “I actually don’t anymore. I think we can prevent CTE.”

Sorgente: Bird Brains Are Inspiring a New Technology for Reducing CTE Risk

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